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Tuesday, January 03, 2006

Venexia on my mind

Disclaimer: è un post prolisso. Poichè stasera attraverso una fase "blues", tra un bicchiere di prosecco che poi si muta in sgnape (grappa friulana), m'è uscito un esperimento di prosa "à la Calassò" di leggibilità incerta. Proprio volendo, da sorbire con sottofondo Albinoni. Se manca, il solito abusato Le Quattro Stagioni di Vivaldi può andare, purchè nel movimento "Inverno". O un qualsiasi fottutissimo brano di musica sincopata da Nuova Orleans va bene lo stesso.
Tutti usano il saluto colloquiale "ciao", anche fuori d'Italia. "S-ciao", cioè schiavo, è come dire "servitor vostro". Si, "ciao" è venexiano, e non fate quelle facce, sembrate quel mio Grancapo americano quando gli rivelai che "pizza" viene da Napoli (sbalordito: "I thought it was american stuff!". No kidding, la pensano così in parecchi laggiù ...). Ma non è di questo che volevo scrivere.
Ho detto "ciao" esser Venexiano e non Veneto: a Padova per esempio, 25 km di distanza dalla Dominante, si usavano altri modi di salutare; poi, cosa vuoi, l'influenza culturale della Capitale... ma contemporaneamente procedeva surrettizia la toscanizzazione della lingua Veneta, con contributi anche dall'insospettabile Goldoni (la lingua di Dante doveva apparire molto "cool" ai tempi). Ma non è di questo che volevo scrivere.
To give an example di modo di dire padovano: "Vìssare" - ricordato anche da Stendhal - per dire "mio caro", "bello mio". Significa alla lettera "viscere": come dire "generato nella mia pancia", "figlio mio".
Schiavi, viscere, che esagerati un tempo, neh? Ma non è di questo che volevo scrivere.
Si, ho scritto "Venexiano" con la "x". In Veneto
lì ci vuole un suono aspro e sibilante, diverso sia da "esse" che da "zeta", un po' come la doppia esse, ma un filino più sonoro; va reso bene con la "x" di "xe" (è).
Avrei quello stesso particolare tipico fonema nel bel mezzo del mio cognome ma, ai tempi della (prima) calata dei "Talian" in Veneto a metà '800, probabilmente degli impiegati dell'anagrafe unitaria di origine tosco-sudista,
traslarono quel suono con una singola esse, e come accadeva agli emigranti a Governor's Island di New York, il mio cognome si pronuncia oggi diversamente da come lo diceva mio bisnonno. Solo che lui non era emigrato! Lo stesso suono in altri nomi o toponimi fu traslato a caso da altri toscofoni con una zeta, ma non è di questo che volevo scrivere; sto comunque pensando seriamente di partire con le pratiche per farci mettere una "x" al posto della "s", là in mezzo al mio cognome.
Ci sono tante altre particolarità in quella lingua, la mia lingua madre, come la elle muta, che suona a metà tra "e" e "l", tanto che andrebbe scritta tagliata ( l muta appunto), oppure l'inversione verbo-soggetto nella forma interrogativa, tal quale l'inglese: Ghe-to visto? = Hai tu visto? E tanto altro ancora, come l'utilizzo degli accenti affatto diverso dal toscano, m
a questa è un'altra storia.
Si, il Veneto è lingua e non dialetto, ha antiche radici indo-europee. Dal punto di vista etnografico, popoli chiamati "Wens" o "Venedes" si ritrovano lungo tutta l'Europa pre-celtica, dalla Bretagna (Cesare sterminò laggiù gli Heneti, fiero popolo marinaro - parce subjectis, debellare superbos...) alla Latvia (Ventspils c'è ancora da quelle parti). Può essere che i "Venedes" fossero la stirpe indo-europea primigeniaa calcare le foreste del CentroEuropa, dalla quale si staccarono nel tempo i Celti, poi gli Illiri e gli Italici (come i Latini o i Sanniti), i Germani e infine gli Slavi; ne rimarrebbero tracce, sia etniche che linguistiche, negli ugro-finnici.
Il "popolo dei cavalli" come li chiamavano i greci, si insediò sulle sponde ovest dell'Adria, commerciò in ambra e ferro tra gli etruschi e il Mar Baltico, fu alleato di Roma nei secoli. Contenne le calate dei Celti in Trans- e Cis-Padania, spintisi sino a Senigallia (Sinus Gallicum) e oltre , aiutò Roma a liberarsi da questi (dopo il "vae victis!" di Brenno), le rimase alleata contro Annibale; alla fine entrarono, "foederati" , e prosperarono nell'Impero. Molti dei legionari della mitica X Legio di Labieno in Gallia (e alcuni pure della X Mas ... ) erano veneti, così come molti dei caduti nella selva di Teutoburgo, ma non è di questo che volevo scrivere.
Saltiamo dai Romani all'Anschluss del Veneto all'Italia, 1866, perchè in mezzo fu un millennio e passa di indipendenza, ma questa è un'altra storia. Le sconfitte italiane a Custoza e Lissa... Lissa, l'ultima grande vittoria della marineria Veneta che salvò l'Occidente Cristiano a Lepanto, contro Genovesi e Borboni coalizzati, dove il comandante Teghetoff ordina lo speronamento dell'ammiraglia italiana urlando: "Daghe drento, òstrega!". L'Asburgo schiacciato dai Prussiani cedette il Veneto a Napoleone III che lo girò ai Savoia, pare mormorando: "Ancora una sconfitta, e questi mi chiederanno Parigi!". Ma non è di questo che volevo scrivere.
Al pari di "ciao", c'è una filastrocca veneta che conoscono quasi tutti: "Venexiani gran signori/Padovani gran dotori/Visentini magna-gati/Veronesi tuti mati". Tradotta a senso, questo esempio di saggezza popolare - sintetica, arguta e solo apparentemente pacata - ci racconta che i Venexiani signorilmente comandavano; che da Padova provenivano ottimi medici, grazie all'Università delle prime dissezioni di cadaveri al mondo, che a Vicensa (esse dolce, non "x"), oggi provincia a PIL pari a quello dell'intera Grecia, ai tempi si moriva di fame peggio che altrove, e a volte si mangiavano i gatti randagi; che i Veronesi erano gente creativa e sorprendente ("mato" in Veneto ha ancor oggi un senso tutto sommato divertente e positivo).
Vedi, a sapere le lingue, quante cose s'imparano, quanti luoghi comuni si sfatano?
Non tutti sanno che la filastrocca continua e descrive, secondo i canoni della saggezza popolare, TUTTE le popolazioni della Serenissima. Che - a scuola non lo si insegna con l'enfasi che meriterebbe - fu lo Stato pre-unitario più esteso - dall'Adda all'Adria e oltre, dal Po alle Alpi, dal 1300 alle soglie del 1800- oltre che essere il più antico e longevo Stato Libero e Sovrano della storia d'Europa. E' di questo che volevo scrivere?
Eh si, dal crollo dell'Impero Romano d'Occidente a Napoleone, una Città-Stato con oltre mille anni ininterrotti di indipendenza, qualche controversia a parte su una più che probabile ma lasca dipendenza da Bisanzio, via Esarca ravennate, fino alla calata dei Longobardi nel 600dc; pazienza, nessuno è perfetto. Senza mai Re o Signorie ereditarie; il Doge era una sorta di papa o di Governatore della Banca d'Italia pre-riforma, eletto
mediante un complicatissimo sistema anti-corruzione da e tra una oligarchia e in carica fino alla morte; circondato e limitato da un "controllo di gestione" da parte di magistrati talmente indipendenti, incorruttibili occhiuti e spietati che ai Borrelli e Greco d'oggi gli farebbero un baffo a ricciolo.
Tutto questo volevo scrivere, non per rinverdire indipendentismi alla Catalana, che appartengono al passato e nel passato è giusto rimangano, ma per rimarcare che la Storia NON VIENE RACCONTATA TUTTA, non solo nell'Armenia o nel Kurdistan turco ... chissà di cosa avevano paura, 'sti piemontesi e poi 'sti romani centralisti ... ma queste è un'altra storia. Proseguiamo piuttosto con la filastrocca.
Udinesi castelani

cojonai de "Furlani";

Trevisani pan e tripe,
Rovigòti baco e pipe
.
Traducendo ancora a senso, la saggezza popolare del passato ci racconta di un popolo di frontiera (castelani) talmente diverso come linguaggio usi e costumi che il loro nome, "Furlani", è usato a mo' di scherno; tra questi longobardi e i veneti, soprattutto i veneti giuliani (triestini) non è mai corso buon sangue. Ci parla poi dei gaudenti della Marca, ben forniti di cibo (pane) e di delicatessen prelibate e costose (trippa); mentre la vita dura nelle bonifiche del Polesine produceva abbruttimento, come tra le tribù indiane in riserva: libagioni alcoliche (bacco) e fumo (pipe).
Stupisce la crudezza? Dopotutto, si tratta di ritratti probabilmente elaborati dal popolino della Dominante; il Contado non mercantile era vissuto con sufficienza e superiorità dal popolo della Serenissima. Venexia infatti è sempre stata una Città-Stato, determinatissima nello stroncare le concorrenti e molto coesa nei suoi strati sociali; la sua ricchezza si forma
già nell'Alto Medioevo grazie ai commerci col Levante e si diffonde in modo molto "democratico" ed estensivo per i tempi, antesignana del Mercantilismo che genererà il Capitalismo coloniale nord-Europeo.
Esempio della coesione, i titoli nobiliari non esistevano nella Serenissima a-feudale e mercantile: l'unico titolo era far parte della lista di Famiglie eleggibili al Dogato (elenco definitivamente fissato dalla "Serrata del Maggior Consiglio" nel 1300 e poi raramente emendato); ma prima di questo, lo sapevi lo sentivi, eri Venexiano, prima ancora che "Cristiano"; a quei tempi, cristiano era come dire "essere umano". ma non èdi questo che volevo scrivere.
Venexiani prima di tutto, quindi: ancor oggi è così, tra qualche vecio del Casteo ( il Sestiere più antico della città) o qualche mastro squero di San Stae o del Gheto: per loro, come un tempo, il Ponte della Libertà tra Città e Mestre divide il Mondo - e forse l'intera Galassia - in due insiemi separati e irriducibili: Venexia e Campagna - comprendente Parigi New York e tutto il resto. Ma non è di questo che volevo scrivere.
La filastroccaprocede, e passa dai Veneti "etnici" alle genti celtiche, poi longobarde, dell'attuale Lombardia Orientale e ai popoli alpini, come i Cimbri dell'Altopiano o i ladini cadorini:
i Cremaschi fa i cojoni,
i Bressàn tàja cantoni ,

ma ghè ancora de pì tristi

Bergamaschi brusacristi!

E Belun ? Pòreo Belun

ti xè proprio de nisun!

Gli abitanti di Crema (Cremona non apparteneva alla Serenissima) fanno finta di non capire, mentre i Bresciani per mentalità svicolano, non si fanno coinvolgere, non prendono posizione - capito Robinik? :-D
Insomma, i popoli di là del Mincio non godevano di gran fama d'affidabilità, presso la Dominante.
Tra tutti poi, i più inaffidabili e criminali ("tristi") erano i bergamaschi: arrivarono persino, in qualche valle sperduta, a bruciare i crocifissi delle Chiese, nel corso di certi tumulti durante una carestia. C'è un paragone per far capire come una cosa del genere suonasse terrificante e abietta, a quei tempi? Beh, sarebbe oggi come a dire: uscire mascherati sparacchiando in aria col mitra durante una manifestazione... che bel ritrattino da palestinesi eh?
Un cenno al Bellunese, considerata disabitata terra di nessuno; ma, notate, la filastrocca finisce qua, nemmeno si nominano dalmati, istriani, cretesi o ciprioti - Creta fu sotto la Dominante per almeno due secoli prima che Padova stessa, e vi rimase resistendo al Turco sino alle soglie del 1700; Cipro fu sede della eroica difesa di Famagosta, conclusa lo stesso anno della battaglia di Lepanto con la crudele tortura e uccisione del titanico Marcantonio Bragadin .. eppure ..
La nostra apparentemente banale filastrocca ci fornisce degli indizi sui rapporti che la Nostra
Città-Stato aveva coi suoi Possedimenti. Innanzitutto, marinai tr amarinai, mercanti tra i mercati, Levantini nel Levante, il venexiano popolare probabilmente non distingueva se stesso dai marinai di Zara, dalgi s-ciavoni fanti da mar di Brazza o di Spalato, piuttosto che dai commercianti di vino di Retimmo; piuttosto, si sentiva e vedeva diverso dai contadini dell'entroterra, questo eccome!
I declinanti profitti mercantili (pour cause de l'Amerique!) venivano reinvestiti in piantagioni e bonifiche nel Contado in stile Virginiano. Non a caso Palladio in Veneto opera, da lui nasce e s'ispira tutta l'architettura coloniale neoclassica inglese, ma questa è un'altra storia.
Era una relazione, quella tra cittadini e contadini, del tutto simile a quello dei Lord inglesi con le Colonies americane o con l'Irlanda del '700 (vedere mitico "Barry Lindon" di S.Kubrick per cogliere bene).
Con lo stesso tipo di "affetto", estraniato ma tutto sommato sereno, la Dominante era probabilmente ricambiata, checchè ne raccontino ancor oggi seri storici della Serenissima come Alvise Zorzi, ma forse lui effettivamente si sofferma più sulle struggenti storie di fedeltà al Leone di San Marco dall'Istria e dalla Dalmazia (che nome superbamente serenissimo che porta 'sto qui, come lo invidio! E' tipo un Sir Archibald Abercrombie in venexiano); o di quanto racconti la retorica lighista. Ma era di questo che volevo scrivere?
La Liga Veneta, eh già! L'autonomismo del nord nasce e si afferma per primo in Veneto, ispirandosi a tradizioni affatto estranee, come Union Valdotaine o Sardismo; nasce PRIMA della Lega Lombarda, poi Lega Nord per l'indipendanza della Padania (Padania? Ma cusa l'è?); nel 1989 la Liga si federa con quest'ultima. Eppure, già nel 1983 Achille Tramarin e Graziano Gilardi della Liga venivano eletti al Parlamento, ben 5 anni prima del "fusionista" lumbard Bossi; che arriva dopo, ma ha il merito storico di dare un respiro meno velleitario e più "sociale" al Movimento - il popolo delle partite iva etc.etc. Fu un sintomo significativo e del tutto inatteso, quello del 1983, prima del clamoroso assalto col "tanko" al campanile di San Marco, di una certa pulsione tutta veneta a, come dire, il volerci fare gli affari nostri tra noi, potendo. Ma non è di questo che volevo scrivere.
Semantica del "ciao", filastrocche più o meno serie, è realmente di questo che volevo scrivere? Tutte scuse.
In realtà avevo la testa una sinfonia multifonica su una Terra e su una Città lontane, che per me è come la donna più bella del mondo, solo devastata di rughe al compimento dei suoi ottanta anni.
Il suo fantasmagorico abbacinante spendore l'ho vissuto nelle cronache, l'ho visto dipinto, copiato negli stilemi lungo tutto l'Egeo e l'Adria, su su fino alle ville neoclassiche del Profondo Sud degli Stati Uniti; l'ho respirato nell'odio di certe colleghe, nell'ammirazione ancora vivida di qualche vegliardo. E nel silenzio degli invidiosi. Che nostalgia della sua fiera, brutale, spietata bellezza! Ancora piena di fascino nei suoi silenzi, anche se sommersa e assorta tra rughe e tremolii. E il numero di cuori infranti, di chiacchiere maldicenti e di vite rovinate, non è forse un ulteriore inno alla sua bellezza mortale che fu, che pur fugge tuttavia?
La filastrocca dei venexiani, il ciao sono solo scuse, un filo conduttore come un altro per infliggermi e infliggervi divagazioni sul tema di un blues decadente e velleitario sulla Serenissima Città, la mia Terra, le mie Radici. Venexia is on my mind, stasera la va così. Ringraziatela anche tutti voi, e siatele vicini nella sua senescenza: se non siete costretti a pregare verso la mecca cinque volte al dì, lo dovete anche e più di tutti a Lei.

9 Comments:

Anonymous watergate2000 said...

caspita, un giorno voglio scrivere un post in sardo :-) senza traduzione e chi capisce capisce (possibilmente un post contro Fassino)

ciaoo

4/1/06 11:26 AM  
Blogger Abr said...

Beh, no, non farlo, io il mio l'ho scritto in italiano; altrimenti per ritorsione anch'io ne scriverò un altro in veneto arcaico, quello che non capiscono più nemmeno i veneti, tipo: "Ia caa magnare meodì" (Andiamo a casa a mangiare che è giunto mezzogiorno). ;-)
Grazie comunque per essertelo voluto sorbire, il mio.

4/1/06 1:31 PM  
Anonymous Daisy Miller said...

Abr: conosci la Storia di Venezia di Frederick Lane?

Daisy

4/1/06 5:04 PM  
Blogger Abr said...

Daisy, non lo conosco benissimo, ma se intendi QUEL Lane che sostiene ad esempio che:
(a) il default economico del re d'Inghilterra coi banchieri fiorentini fu tutta e sola colpa dei fiorentini, e che
(b) detti banchieri fiorentini erano in realtà manovrati alle spalle dai veneziani(?), e che
(c) la Morte Nera del '300 fu causata da tutto cio'?

E che fu solo con l'affermarsi degli STATI NAZIONALI contro IL FREE TRADE spinto da Venezia, che i "popoli" si affermano e vincono?

Inquietante lettura( come a dire, i default son colpa degli usurai, mai dei debitori; oppure, alternativamente: uno Stato non è mai in default, peggio per i privati che gli prestano i soldi... vedi Argentina), in realtà loda un re che fece il pari col re di Francia che per rimettere in sesto le proprie finanze, decreto' lo sterminio dei TEMPLARI.
Mi pare un bardo nazionalista, un no-global ante-litteram.
Non ha colto che la SUA Patria, l'Inghilterra, decolla e diviene Impero seguendo paro paro le mosse proprio di Venexia, su scala planetaria invece che Mediterranea, grazie alla scoperta dell'America e della navigazione oceanica: mercantilismo, intimidazione, presidio e piantagioni. Il colonialismo inglese nasce esattamente come il dominio venexiano su Creta, Morea, rotte del Mar Nero etc.etc. l'inglese diviene "lingua franca" odierna esattamente come lo era il venexiano sino al 1700 nel Mediterraneo.

Beh, se è quel Lane, è esattamente quello che intendo quando mi riferisco alle letture invidiose, o miopi. Sia come sia, Venexia emerge anche dalla lettura di Lane come una POTENZA, anzi LA POTENZA del periodo.

Su una cosa sono d'accordo con lui: l'oligarchia mercantile venexiana non guardava in faccia a nessuno, nemmeno alla Gran Madre Bisanzio. Anche se, alla fine, a morire per difenderla contro i Turchi rimasero solo loro.

Comunque, la causa del lento declino di Venxia fu geopolitica: Vasco da Gama che inaugura la rotta del Capo (a proposito, Lane sottovaluta tale apertura, in realtà nuovi studi dimostrano come fu una mazzata per i commerci di Venexia) e Colombo che scopre l'America ..
Non so se Lane parli della caduta dei prezzi del '600, causata da inflazione da stock aureo from Spain ... o del perchè la Spagna, pur avendo il monopolio del Nuovo Mondo, rimane povera ..

Comunque, più che economico, il mio era un interesse poetico e decadente, anche deformato dall'amore filiale ... ma semme tiri sulla storia, a maggior ragione economica, me piace ..

4/1/06 6:18 PM  
Blogger Otimaster said...

Esperimento riuscito di grande, oggi fai paura anche le risposte ai commenti non hanno nulla da invidiare ai post, fammi un favore fammi avere il tuo feed aggiornato nel blog non lo trovo e quello di TV non scarica i post.
Ciao

4/1/06 9:46 PM  
Anonymous Starsailor said...

Pezzo lungo ma divertente e culturalmente interessantissimo anche per un terùn ;)
Adesso rifatti con questo: http://scn.wikipedia.org/wiki/P%C3%A0ggina_principali

cmq, mi soffermo su una cosa all'inizio: i circa 13' composti da "Allegro e non presto-Adagio-Allegro" di Tommaso Albinoni sono quanto di meglio ci ha tramandato il Barocco. Possibilmente concerto con orchestra barocca e oboe solista...

Le pivelùn terùn StarSailor

4/1/06 9:52 PM  
Blogger Abr said...

Many tnxs Master, questo post mi è salito dal cuore e dallo spleen; feed recapitato a destinazione (recuperabile peraltro in fondo al sito, mi sa che lo "promuovo" a magior visibilità più in alto nella sidebar).

Starsailor: ahhh siculo fosti?
Seriamente, guarda che il mio è un post (non a caso in italiano) nostalgico sì, ma per nulla "anti-". Avere l'orgoglio delle proprie radici, proprio voi della Trinacria m'insegnate (a proposito, come si fa a rendere il suono di "Treenacreea" come lo dite voi?), non lo trovo disdicevole per nulla. Più "Weneds" mi sento(anche se sai quanto sangue terrone o mongolo, piuttosto che arabo o normanno, abbiamo passato negli ultimi mille anni per le nostre reciproche vene?), non meno italiano mi sento. Sai perchè? Perchè LA PRIMA GUERRA MONDIALE, fianco a fianco terun e polentoni a soffrire in trincea.
Purtroppo, non hanno ancora trovato un prodotto che supplisca al sangue sparso assieme per cementare unioni tra le genti, checchè ne pensino i pacifinti smidollati. Tutto il resto è chiacchiera di quacquaracquà, come dite voi.

4/1/06 11:19 PM  
Anonymous Daisy Miller said...

mi hai stesa, Abr. E dire che a me la parte ulle navi era piaciuta: mi ha fatto voltare l'eame di storia moderna.

5/1/06 1:45 PM  
Blogger Abr said...

Daisy, "stenderti" è parola grossa ... ;-)
Diciamo che è un ottimo studioso, interessante per certi versi - non mi stupisce che tu lo abbia potuto apprezzare e sfruttare; rispetto a certi porfessoroni italici che continuano a menarcela con le loro letture marxiane della storia ("Venezia borghese e oligarchica, pezzo di passato di mezzo al nuovo che avanza" etc.etc.), almeno lui mette al centro i fattori economici letti quasi giusti.

Solo che lo vedo come tipico esponente dei sottovalutatori di una Comunità del tutto particolare, che propiro e solo per questo attraversa indenne i millenni, ed è portatrice di principii (non valori) molto italiani e molto singolari.
Grazie per il contributo!

8/1/06 3:22 PM  

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